Yoga impegnato

yoga impegnatoYoga impegnato: oltre il tappetino di pratica

Il mondo dello yoga s'interessa dei problemi sociali, ambientali ed economici di oggi? Esiste, nel panorama dello yoga, una forma di sensibilità alla sofferenza sociale e al degrado del pianeta?

Che domande si pone il praticante di yoga di fronte al profondo disorientamento individuale, al senso di frustrazione crescente che incupisce le persone, di fronte a una competitività e a una prevaricazione onnipervasive e crudeli, a una ricerca sempre più disperata d'identità e di senso, all'asservimento a un sistema che ci svuota della nostra umanità?

Che domande si pongono i praticanti di yoga di fronte a uno scenario fatto di ingiustizie sociali, sfruttamento, oppressione, povertà e guerre, di fronte allo sconvolgimento dell'ecosistema, ai cambiamenti climatici, all'avvelenamento della terra, dell'acqua e dell'aria?

Possono i praticanti e gli insegnanti di yoga sentire più intensamente di essere davvero protagonisti di una sorte collettiva, di essere parti integranti della complessità di relazioni, scelte, ruoli, azioni, prospettive, valori e disvalori, che tessono la società di oggi? E quindi interrogarsi sulle loro percezioni, sul loro stile di vita e sulle loro azioni?

Penso che a questo proposito il mondo dello yoga disponga di ampi margini di miglioramento e che possa dare contributi molto più importanti di quanto non abbia fatto finora, a patto che i praticanti di yoga si disaffezionino un po' da una pratica che inizia e si esaurisce su un tappetino e s'impegnino invece a considerare più attentamente la disciplina dello yoga nella sua interezza, così come l'aveva descritta il saggio Patañjali più di duemila anni fa.
Penso che lo yoga possa rappresentare una risorsa immensamente più grande di quanto non abbia fatto finora, a condizione che chi s'interessa di yoga s'interroghi ed esplori in profondità quali siano il significato e l'utilità degli antichi insegnamenti di Patañjali per l'uomo e per il pianeta del secondo millennio.
Penso che questo bellissimo cammino di conoscenza e di liberazione oggi così bistrattato dalla commercializzazione che se ne fa, possa recuperare parte dell'ossigeno che l'ha mantenuto vivo nei millenni se i praticanti di yoga scelgono di mettere i propri piedi fuori dal perimetro del tappetino di yoga, per portare la pratica nel mondo che li circonda.

Yoga impegnato”

Alcuni decenni fa, ai tempi della guerra in Vietnam, il monaco buddista Thich Nhat Hanh diede impulso a un nuovo modo d'intendere e di vivere il buddismo: un “buddismo impegnato” - così lo chiamò – orientato ad operare concretamente per la pace e per la giustizia dei popoli, per la liberazione e il progresso sociale e più in generale per alleviare la sofferenza del mondo.

Oggi, di fronte al prorompere delle tante energie che disgregano la mente e la vita degli individui e della collettività, di fronte all'iniquità sociale e all'inasprirsi della degradazione ambientale, un impegno deciso da parte di uno yoga più “altruista” mi sembra una risposta obbligata.
Serve uno “yoga impegnato”, orientato a migliorare la vita quotidiana di tutti: uno yoga il cui impegno si esprima attraverso scelte quotidiane etiche e attente e, dove possibile, uno yoga che si “sporchi le mani”, capace di spingere il piede sull'acceleratore dell'azione sociale.
Uno “yoga impegnato” che riponga i suoi sforzi in azioni tipicamente e profondamente umane, come la considerazione altrui, il rispetto, la comunicazione autentica, l'integrità, l'empatia e la solidarietà. Impegni ampiamente evidenziati dal saggio Patanjali nel più importante testo esistente sullo yoga.
 

Yoga fitness o yoga etico?

Eppure, nell'immaginario collettivo, quanto c'entra lo yoga con l'azione etica e con il miglioramento sociale? Oltre che ad eseguire esercizi per restare in forma, in quante palestre ci s'interroga seriamente su come rendere più etico il nostro quotidiano e su che contributo possiamo dare, singolarmente e collettivamente, per migliorare le nostre sorti e quelle del mondo?

Nello Yoga-Sûtra si trovano non pochi spunti e orientamenti per provare a rispondere ai problemi che affliggono la società di oggi, si trovano stimoli e modi per concretizzare i valori e la saggezza dello yoga nel quotidiano, sul piano intrapersonale, interpersonale e sociale.

In quante palestre e centri di yoga si condividono – per esempio – riflessioni ed esperienze riguardo alla messa in pratica di valori, qualità, atteggiamenti, strategie tra i quali la non violenza, la verità, l'onestà, la conoscenza di sé, la capacità di distanza, la fiducia, la benevolenza, la partecipazione affettiva, l'equanimità rappresentano solo un esiguo esempio? In quanti corsi di yoga ci si dedica a comprendere l'insegnamento dello yoga nella sua interezza, così come il saggio Patañjali ha voluto trasmetterlo? Chi decidesse di farlo s'imbatterebbe in vaste aree lasciate nell'ombra dai più: bussole preziose per uno yoga del quotidiano, delle relazioni, delle scelte e dei comportamenti, per uno yoga etico, umanizzante, così necessario oggi.

Senza questo, lo yoga resta relegato all'ambito del benessere individuale, resta ricchezza inutilizzata, scienza umana mutilata, come una brocca d'acqua fresca a portata di mano di chi ha sete, di cui non ci si serve.