Fiducia e diffidenza

Fiducia, la terra sotto i nostri piedi

La fiducia è l'ordito della nostra vita: vivere è intrinsecamente un atto di fiducia, un affidarsi continuo: comincia con l'affidarsi del bambino alle cure della madre e continua con la fiducia in un destino favorevole (salute, mezzi di sussistenza ecc.) di ogni adulto.

Abbiamo fiducia che uscendo di casa la mattina, toneremo sani e salvi la sera, che attraversando la strada non saremo investiti, che lungo il tragitto per andare al lavoro incroceremo persone civili e pacifiche, eccetera. La fiducia accompagna e sostiene lo snodarsi dell'esistenza.
Ma non abbiamo più fiducia che dopo l'università troveremo un lavoro, che lo scaffale commissionato al falegname verrà fatto bene e a un prezzo onesto, che l'impiego che abbiamo oggi l'avremo anche domani, che ci ritroveremo i soldi che abbiamo depositato in banca, che la giustizia riconoscerà un nostro diritto...la lista sarebbe lunghissima. E sicuramente vale la massima del “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.

Può sembrare puro realismo e da un certo punto di vista lo è. Ma realismo e diffidenza sono cose diverse e a guardare bene la devitalizzazione diffusa della fiducia impoverisce tutti, irrigidisce di fronte al fluire stesso della vita, allontana dalla capacità di valorizzare il buono e il bene che ancora ci circondano e che siamo stati capaci di costruire insieme. La diffidenza sta crescendo a dismisura e l'esasperazione del sospetto altro non è se non paranoia, che smangiucchia e corrode ineluttabilmente le nostre relazioni.

Fiducia, un bene in via d'estinzione?

La fiducia genera benessere e realizzazione, la diffidenza no, anche se a prima vista ci dà l'impressione di proteggerci e di risparmiarci guai. Siccome oggi imperano l'egoismo, la prevaricazione e l'illegalità diffusa, ovviamente la fiducia, la volontà e la capacità di affidarci appaiono spesso dei difetti più che delle qualità. Ma a un'analisi appena un po' più approfondita, un po' più di fiducia (che non è ingenuità) ci avvicinerebbe alla naturalezza e al piacere del vivere e faciliterebbe l'apertura del cuore.
Il mio maestro, T.K.V. Desikachar, ha sempre attribuito alla fiducia una grande importanza, la considerava il sale stesso della vita. La fiducia - accompagnata da sufficienti capacità di attenzione e di giudizio - rappresenta in realtà un lusso: rappresenta il privilegio di chi ancora sa rilassarsi, coltivare pensieri semplici, credere in se stesso e negli altri, di chi ancora sa relazionarsi in modo pulito e di chi non ci sta ad irruvidirsi nello scontro con le pareti spesso aspre della vita.

Elogio della fiducia. La fiducia nello Yoga-Sûtra

Fede e fiducia sono per Patañjali il cuore del cammino. Il sûtra 20 del primo libro dello Yoga-Sûtra è non solo uno spunto su cui meditare ma anche un incoraggiamento a ricontattare in noi queste alleate preziose. Dice lo Yoga-Sûtra: “La fiducia genera energia, che rinforza la capacità di ricordare, che conduce verso la conoscenza risultante dalla concentrazione profonda”.

- La fiducia di cui parla Patañjali è una certezza profonda, solida e luminosa rispetto a una realtà, un valore, una possibilità, un cammino, una direzione, un progetto, noi stessi, gli altri.
È fiducia la convinzione profonda che esista qualcosa oltre alla materialità apparente, è fiducia la certezza di essere in grado di seguire la nostra strada e di perseguire ciò in cui crediamo, è fiducia credere in noi stessi e nelle nostre potenzialità. È fiducia credere negli altri e abbandonarci alla vita.
Gli occhi della fiducia sono fermi, rilassati e guardano avanti.

-La fiducia, dice Patañjali, nutre la nostra energia, ci dota del carburante necessario ad agire e a camminare verso gli obiettivi e gli scopi che vogliamo realizzare.
Senza fiducia in noi stessi, nella vita e negli altri, perdiamo la spinta ad ideare, a decidere, ad agire, ad attuare progetti, a prendere nuove strade o a perseverare in quella che stiamo percorrendo. Senza fiducia non abbiamo la forza di superare gli ostacoli, di ritrovare la strada perduta, di ripartire dopo esserci seduti con la testa tra le mani senza sapere più cosa fare.

- La fiducia nutre la nostra capacità di ri-cordare di “riportare nel cuore” la nostra o le nostre mete. Se abbiamo fiducia, non perdiamo di vista la nostra stella polare, manteniamo la direzione, e non importa se il cammino non è mai lineare.
La fiducia ci porta a ri-cordare ciò che abbiamo vissuto, usandolo come base per riorientarci nel nostro cammino e fa sì che il bagaglio di esperienze che ci siamo fatti non diventi mai troppo pesante da impedirci di andare avanti.
La fiducia ci ricorda le nostre risorse interne – qualità e capacità – aprendoci ad innumerevoli possibilità. E ci ricorda le nostre risorse esterne, aiutandoci e vedere la collettività di cui siamo parte come un bene, un mezzo, un sostegno su cui contare e a cui dare a nostra volta il nostro aiuto e la nostra solidarietà.

- La fiducia, dice ancora Patañjali, nutre la nostra concentrazione, mentre la sua assenza la infiacchisce e la disperde nei meandri del nulla. Nell'incapacità di fare progetti e di dare significati inevitabilmente associata alla mancanza di fiducia, non possiamo raggiungere i tanti risultati, esteriori e interiori derivanti dalla concentrazione e nemmeno possiamo provare il piacere generato dalla concentrazione.

- Uno dei frutti della concentrazione originati dalla fiducia, è la saggezza, dice ancora lo Yoga-Sûtra: vediamo sempre più chiaramente chi siamo, capiamo il mondo e sappiamo sempre meglio come muoverci nel mondo. Chiunque persegua un cammino con fiducia, e quindi con perseveranza e consapevolezza in un modo o nell'altro matura conoscenza e saggezza.

La fiducia rappresenta una delle radici più vitali della nostra umanità e la sua assenza ci chiude pian piano e inesorabilmente ai nostri potenziali, all'autenticità nelle relazioni e alla nostra luce.